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Dazi, protezione debole

In Unione Europea, dal 27 aprile, via ai dazi doganali per l’importazione di mais per un valore pari a 5,27 € /t come conseguenza del recente crollo dei prezzi del mais negli USA.

Il difficile periodo storico che stiamo attraversando ha portato al crollo dei prezzi del petrolio e ad una limitata produzione di etanolo causando una significativa contrazione della domanda di mais negli Stati Uniti. Complici l’abbattimento dei costi di trasporto e le aspettative di un raccolto da primato a livello mondiale per la stagione 2020/2011, il prezzo del mais statunitense, al porto di Rotterdam,è precipitato. Quest’anno nella Ue si importeranno circa 19 milioni di tonnellate di mais. Per il quarto anno consecutivo l’UE sarà il primo importatore mondiale di mais. Che è e resterà una coltura fondamentale per l’agricoltura e la zootecnia nazionale ed europea.

Gli strumenti di regolamentazione del mercato che sono entrati in funzione rimangono, oggi, l’unica rete di sicurezza dell’agricoltore europeo di fronte alla crisi dei mercati globali. Una sicurezza debole. Si tratta di meccanismi di dogana che, almeno in parte, tengono conto della distorsione della competizione e di conseguenza della realtà dei costi di produzione europei. Come garantito da PAC gli standard produttivi a tutela dell’utente sono infatti molto elevati rispetto alla concorrenza delle importazioni extra EU. Da anni, per esempio, si sono abbandonate nella produzione alcune molecole di protezione delle piante (come nel caso dell’atrazina, dei neonicotinoidi,…) oggi, ancora, utilizzate nei principali Paesi esportatori a livello mondiale tra tutti Usa ed Ucraina.

Sono strumenti fragili che non ci tutelano perché basati, nel loro calcolo, su un prezzo di intervento che si riferisce a condizioni vecchie di 20 anni. Il mondo corre alla velocità della luce. Pertanto l’efficacia della misura, che viene attuata solo in estreme situazioni critiche di mercato, risulta inefficace ed inadeguata. Non solo. Ad indebolire l’efficacia dello strumento sono anche gli accordi specifici stipulati con singoli Paesi, vedi l’Ucraina, o aree geografiche che consentono l’importazione in esenzione dai dazi doganali.

Tutto ciò non fa altro che diminuire la competitività del mais europeo e di quello italiano. L’aspetto più grave è che spalanchiamo le porte all’importazione di un prodotto che non condivide gli elevati standard di produzione richiesti dai consumatori.

È pertanto urgente riattivare, come indicato nel Piano Maidicolo, strumenti più efficaci per la produzione nazionale, così come la rinegoziazione di efficaci strumenti di regolazione dei mercati internazionali.

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Mercati

Dagli Usa

Mais: USDA prevede un calo della produzione mondiale dello 0,9%, per complessive 1.113 milioni di t. La flessione produttiva interessa Stati Uniti, Argentina e Messico, mentre si prevedono aumenti in Russia, Sud Africa, India, Cina e Unione Europea. In calo del 6,0% per gli stock mondiali iniziali (pari a 320,94 milioni di t) e del 5,5% degli stock finali (stimati in 303,17 milioni di t). Si prevede una flessione dei consumi del 1,2% per circa 1.130,79 milioni di t. In aumento del 1% gli utilizzi per l’alimentazione animale (per un totale di 709,28 milioni di t).

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Mercati

Cepm informa- I mercati della settimana dal 27/3 al 3/4

Dal 27/03 al 03/04, i prezzi di scadenza di maggio hanno perso $ 6 / t, attestandosi a $ 130 / t. Nonostante un rilancio della competitività delle esportazioni, buone cifre settimanali sulle esportazioni (1,1 Mt) e l’annuncio di una nuova vendita di mais alla Cina (567 Kt di cui 63 Kt nel 2019/20), La settimana scorsa i prezzi statunitensi sono calati di nuovo fortemente. In effetti, la crisi economica negli Stati Uniti sta peggiorando a causa della progressione dell’epidemia di coronavirus. Inoltre, la situazione dell’etanolo rimane debole. La produzione è diminuita da 165.000 barili / giorno a 865.000 barili / giorno e le scorte hanno raggiunto livelli record a 25,7 milioni di barili, con incrementi settimanali di 1,6 milioni di barili. Anche se i prezzi del petrolio sono rimbalzati a causa delle voci di un accordo russo-saudita per ridurre la produzione, la domanda di carburante sta diminuendo drasticamente a causa del rallentamento dell’attività. Inoltre, l’USDA ha rilasciato le intenzioni di impianto dei produttori statunitensi. Per il mais nel 2020, avrebbero raggiunto 39,3 Mha, il loro livello più alto dal 2012 e un livello superiore alle aspettative degli operatori e alle proiezioni già elevate dell’USDA a febbraio. Ciò può essere spiegato in particolare dal ritorno alla produzione di aree soggette a “impianto impedito” nel 2019. Tuttavia, l’indagine USDA è stata condotta all’inizio di marzo, prima delle enormi difficoltà nella produzione di etanolo. Da allora, il rapporto tra i prezzi tende a favorire la soia, il che potrebbe portare a un riaggiustamento ai margini della rotazione dei produttori. In Brasile, il mais safrinha soffre di condizioni secche nel sud del paese, d’altra parte, nel Mato Grosso, il principale produttore, le condizioni di crescita sono favorevoli. In Argentina, viene raccolto il 22% del mais. Questi sono principalmente mais precoce, i cui raccolti sono buoni. Le condizioni di coltivazione del mais sono stabili di settimana in settimana con il 32% di mais, principalmente mais tardivo, in condizioni da “buono a eccellente”. In questi due paesi, il trasporto di camion viene gravemente interrotto dall’epidemia di coronavirus. Le autorità locali cercano di limitare i flussi mentre i governi federali cercano di preservare l’attività di esportazione.

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Comunicazioni

Il testo del decreto Mipaaf

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali
Decreto ministeriale ai sensi dell’articolo 1, comma 508 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 che istituisce il Fondo per la competitività delle filiere.


VISTO il regolamento (UE) n. 316/2019 della Commissione del 21 febbraio 2019 che modifica il
regolamento (UE) n. 1408/2013 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul
funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis» nel settore agricolo;
VISTO il Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo
all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de
minimis»;
VISTA la Decisione della Commissione europea del 19 marzo 2020, C(2020) 1863 final, e in particolare
gli articoli 22 e 23;
VISTO il decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143, recante “Conferimento alle Regioni delle funzioni
amministrative in materia di agricoltura e pesca e riorganizzazione dell’Amministrazione centrale”;
VISTO il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123, recante “Disposizioni per la razionalizzazione degli
interventi di sostegno pubblico alle imprese, a norma dell’articolo 4, comma 4, lettera c), della L. 15 marzo
1997, n. 59;
VISTO il decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165 concernente la soppressione dell’Azienda di Stato per
gli interventi nel mercato agricolo (AIMA) e l’istituzione dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura –
AGEA, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59;
VISTO il D.P.R. 1 dicembre 1999, n. 503, relativo a “Regolamento recante norme per l’istituzione della
Carta dell’agricoltore e del pescatore e dell’anagrafe delle aziende agricole, in attuazione dell’articolo 14,
comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173”;
VISTO il decreto legislativo 15 giugno 2000, n. 188, recante modifiche ed integrazioni del decreto
legislativo n. 165/99;
VISTO il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, recante “Orientamento e modernizzazione del settore
agricolo, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57”;
VISTO il decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102, recante “Regolazioni dei mercati agroalimentari, a
norma dell’articolo 1, comma 2, lettera e), della L. 7 marzo 2003, n. 38” e successive modifiche ed
integrazioni;
VISTA la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla
formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea” e, in particolare,
l’articolo 52 relativo all’istituzione del Registro nazionale degli aiuti di Stato;
VISTO il decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze e con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 31 maggio 2017, n. 115 – Regolamento
recante la disciplina per il funzionamento del Registro nazionale degli aiuti di Stato, ai sensi dell’articolo
52, comma 6, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 e successive modifiche e integrazioni;
VISTA la legge 30 dicembre 2019, n. 160, recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario
2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022;
VISTO in particolare l’articolo 1, comma 508 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 che istituisce un Fondo
per la competitività delle filiere, con una dotazione di 15 milioni di euro per l’anno 2020 e di 14,5 milioni di euro per l’anno 2021;
VISTA la legge 7 agosto 1990, n. 241, recante “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo
e di diritto di accesso ai documenti amministrativi” e, in particolare, l’articolo 12 che prevede la
determinazione dei criteri e della modalità per la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili
finanziari;
VISTO il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, recante “Orientamento e modernizzazione del settore
agricolo, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57”;
VISTO il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 9 settembre 2014, recante
“Modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 4 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91,
recante: «Misure per la sicurezza alimentare e la produzione della Mozzarella di Bufala Campana DOP»”;
VISTO il decreto dipartimentale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 19 marzo 2020,
n. 899, recante “Modifica del disciplinare di produzione della denominazione “Mozzarella di bufala
Campana” registrata in qualità di Denominazione di Origine Protetta in forza al Regolamento (CE) n. 1107
della Commissione del 12 giugno 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee L 148
del 21 giugno 1996”;
VISTO il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2019, n. 179, recante “Regolamento
di riorganizzazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a norma dell’articolo 1,
comma 4, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 18
novembre 2019, n. 132”;
VISTO il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante “Misure urgenti in materia di contenimento e
gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”;
VISTO il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni
attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e
gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”;
VISTO il decreto legge 7 marzo 2020, n. 18, recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-1”;
CONSIDERATO che il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020, per arginare la
pandemia determinata dal COVID-19, limita fortemente le attività produttive e commerciali;
CONSIDERATA la grave crisi di mercato del settore agroalimentare arrecata dal blocco delle attività
commerciali, dalla riduzione delle attività produttive e dalla forte riduzione degli scambi commerciali con
i Paesi esteri determinata dalla pandemia causata dal COVID-19;
CONSIDERATO che alcune filiere produttive necessitano di strumenti normativi che consentano di
aumentare la competitività della produzione anche per fare fronte alle emergenze o a situazioni di crisi di
mercato impreviste;
ACQUISITA l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano nella seduta del…;
DECRETA
 Articolo 1
(Definizioni)
1. Ai fini del presente decreto sono adottate le seguenti definizioni:
a) “Contratto di filiera”: contratto tra i soggetti della filiera maidicola, delle proteine vegetali
(legumi e soia) e delle carni ovine finalizzato a favorire la collaborazione e l’integrazione tra i
produttori e le imprese di trasformazione, il miglioramento della qualità del prodotto e la
programmazione degli approvvigionamenti, sottoscritto dai produttori di mais, di proteine
vegetali (legumi e soia), , singoli o associati, e altri soggetti delle fasi di trasformazione e
commercializzazione.
b) Carni ovine IGP: le carni di agnello macellate e certificate IGP secondo i disciplinari delle
indicazioni geografiche Abbacchio romano IGP, Agnello del Centro Italia IGP e Agnello di
Sardegna IGP;
c) Carni ovine non IGP: le carni di agnello nato, allevato e macellato in Italia e non certificato IGP;
d) “Ministero”: il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
e) “Registro nazionale aiuti”: il Registro nazionale degli aiuti di Stato di cui all’articolo 52, comma
5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234;
f) “Soggetto beneficiario”: l’impresa agricola, iscritta al registro delle imprese e all’anagrafe delle
aziende agricole, attraverso il Fascicolo Aziendale, che coltiva mais e/o proteine vegetali (legumi
e soia) rispettando le clausole previste negli appositi Contratti di filiera; l’impresa agricola di
allevamento di ovini, che rispetti le condizioni di cui al presente decreto; l’impresa, anche in
forma di cooperativa, di macellazione e/o trasformazione di carni ovine che investa in processi di
destagionalizzazione e di innovazione di prodotto; l’impresa di trasformazione del latte bufalino
che abbia acquistato, congelato e utilizzato per la produzione latte di bufala ai sensi del decreto
dipartimentale del Ministero 19 marzo 2020, n. 899.
g) “Soggetto gestore”: l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura – AGEA.
h) legumi”: Pisello da granella, Fagiolo, Lenticchia, Cece, Fava da granella e Favino da granella.
Articolo 2
(Ambito di applicazione)
1. Il presente decreto definisce i criteri e le modalità di ripartizione delle risorse del Fondo di cui
all’articolo 1, comma 508 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 per il perseguimento delle seguenti
finalità:
– favorire la competitività del settore agricolo e agroalimentare;
– favorire lo sviluppo e gli investimenti delle filiere;
– valorizzare i contratti di filiera nel comparto maidicolo e delle proteine vegetali (legumi e soia)
– sostenere e destagionalizzare nella filiera ovina la produzione, la trasformazione e la
commercializzazione di carni ovine;
– sostenere e valorizzare la filiera del latte bufalino in conseguenza della diffusione del COVID-
19.
 2. Il presente decreto definisce in particolare:
a) i criteri per la concessione dell’aiuto individuale ai Soggetti beneficiari e relativa entità dello
stesso;
b) la procedura per l’ammissione all’aiuto;
c) i criteri di verifica e le modalità per garantire il rispetto del limite massimo dell’aiuto.
Articolo 3
(Risorse disponibili e filiere oggetto di intervento)
1. Le risorse del Fondo di cui all’articolo l’articolo 1, comma 508 della legge 27 dicembre 2019, n. 160
ammontano a 15 milioni di euro per l’anno 2020 e di 14,5 milioni di euro per l’anno 2021.
2. Le filiere oggetto di intervento sono: mais, proteine vegetali (legumi e soia), carni ovine e latte
bufalino.
3. Il riparto tra le filiere è così quantificato:
a) filiera del mais 5 milioni di euro per il 2020 e 6 milioni di euro per il 2021;
b) filiera delle proteine vegetali (legumi e soia) 4,5 milioni di euro annui per le annualità 2020 e 2021;
c) filiera delle carni ovine 3,5 milioni di euro per il 2020 e 4 milioni per il 2021;
d) filiera del latte bufalino 2 milioni di euro per il 2020.
4. Eventuali somme residue di una delle lettere di cui al comma 3 possono essere utilizzate per soddisfare
le richieste eccedenti delle altre lettere, fermi restando i limiti di cui agli articoli successivi. Eventuali
somme residue reiscritte in bilancio gli anni successivi possono essere utilizzate per le medesime
finalità di cui al presente decreto.
Articolo 4
(Criteri e entità dell’aiuto)
1. Alle imprese agricole che abbiano già sottoscritto entro il termine della scadenza della domanda di
contributo, direttamente o attraverso cooperative, consorzi e Organizzazioni di Produttori
riconosciute di cui sono socie, Contratti di filiera di durata almeno triennale, è concesso un aiuto di
100 euro per ogni ettaro coltivato a mais o proteine vegetali (legumi e soia).
2. Alle imprese agricole di allevamento di ovini è concesso un aiuto fino a 9 euro per ogni capo
macellato e certificato IGP e un aiuto fino a 6 euro per ogni capo non IGP nato, allevato e macellato
in Italia nel periodo dal 1° marzo al 30 aprile dell’anno precedente a quello della domanda.
3. Alle imprese, anche in forma di cooperativa, di macellazione e/o trasformazione di carni ovine che
investano in processi di destagionalizzazione e di innovazione di prodotto, anche sottoscrivendo
contratti di filiera, è riconosciuto per l’anno 2021 un aiuto pari a 200.000 euro, entro il massimale di
spesa pari a 600.000 euro.
4. Alle imprese di trasformazione del latte bufalino di cui all’articolo 1 lettera f) è riconosciuto un aiuto
pari a 10 centesimi di euro per ogni litro di latte di bufala fresco acquistato senza disdette o sconti
sul prezzo ovvero acquistato alle condizioni di mercato o contrattuali presenti prima del 1° marzo
2020, che sia successivamente congelato ed utilizzato per la produzione di prodotti DOP ai sensi del
decreto dipartimentale del Ministero 19 marzo 2020, n. 899.
 5. L’aiuto di cui al comma 1 spettante a ciascun Soggetto beneficiario è commisurato alla superficie
agricola, espressa in ettari, coltivata a mais, proteine vegetali (legumi e soia) e nel limite di 50 ettari.
6. L’aiuto di cui ai commi 1 e 2 è concesso al Soggetto beneficiario nel limite dell’importo massimo
previsto per gli aiuti «de minimis» nel settore agricolo. L’aiuto di cui ai commi 3 e 4 è concesso al
Soggetto beneficiario nel limite dell’importo massimo previsto per gli aiuti «de minimis».
7. Fermo restando il limite massimo di 100 euro ad ettaro, di 9 euro a capo ovino IGP macellato, di 6
euro per ogni capo ovino macellato non IGP e di 10 centesimi a litro di latte di bufala di cui ai commi
da 1 a 4, l’importo unitario dell’aiuto è determinato in base al rapporto tra l’ammontare dei fondi
stanziati e la superficie totale coltivata o per il numero dei capi ovini IGP e non IGP macellati o per
i litri di latte di bufala per i quali è stata presentata domanda di aiuto.
8. Gli aiuti sono riconosciuti previa verifica, da parte del Soggetto gestore, dell’ammissibilità in base
ai requisiti soggettivi, oggettivi e formali, di cui al presente decreto.
9. Gli aiuti sono concessi nei limiti di spesa indicati all’articolo 3, oltre le risorse relative alle annualità
precedenti eccedenti le domande già presentate dai Soggetti beneficiari e considerate ammissibili,
fino ad esaurimento delle risorse disponibili in ciascuno dei predetti anni e comunque nei limiti delle
risorse disponibili a legislazione vigente al momento dell’autorizzazione alla fruizione
dell’agevolazione.
Articolo 5
(Procedura di richiesta dell’aiuto)
1. Il Soggetto beneficiario presenta al Soggetto gestore apposita domanda per il riconoscimento
dell’aiuto di cui all’articolo 2, secondo modalità definite con atto del Soggetto gestore da emanarsi
entro il termine di 30 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.
2. Alla domanda sono accluse:
a) la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, redatta ai sensi degli articoli 47 e 76 del decreto
del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sugli aiuti «de minimis» percepiti negli
ultimi tre anni;
b) per gli aiuti di cui al comma 1 dell’articolo 4, copia del Contratto/Contratti di filiera sottoscritti
da tutti i soggetti interessati; nel caso in cui il Contratto di filiera sia sottoscritto da cooperative,
consorzi e Organizzazioni di Produttori riconosciute, il Contratto di filiera stesso deve essere
integrato da copia dell’impegno/contratto di coltivazione tra la cooperativa, il consorzio e
l’Organizzazione di Produttori e l’impresa agricola socia;
c) dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, redatta ai sensi degli articoli 47 e 76 del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 riportante:
i. gli identificativi catastali delle particelle coltivate a mais, e proteine vegetali (legumi e
soia) e la relativa superficie espressa in ettari per gli aiuti di cui al comma 1 dell’articolo
4;

ii.il numero di capi ovini macellati e certificati IGP e/o dei capi ovini nati allevati e
macellati in Italia come registrato nella Banca dati nazionale del Sistema informativo
sanitario del Ministero della salute per l’aiuto di cui al comma 2 dell’articolo 4;
il progetto esecutivo degli investimenti di cui al comma 3 dell’articolo 4;
iii.


 
iv. il numero di litri di latte di bufala così come risultanti dal sistema di tracciabilità di cui
al decreto ministeriale 9 settembre 2014 per gli aiuti di cui al comma 4 dell’articolo 4
e la documentazione fiscale relativa all’acquisto del latte per cui si richiede l’aiuto.
Articolo 6
(Istruttoria delle domande)
1. Le domande sono istruite dal Soggetto gestore. Il Soggetto gestore effettua le verifiche propedeutiche
alla concessione dell’aiuto individuale in regime «de minimis» avvalendosi del supporto del Registro
nazionale aiuti.
2. Il Soggetto gestore verificate la completezza delle informazioni e la loro conformità ai requisiti di
ammissibilità, determina, nel rispetto del limite di spesa rappresentato dalle risorse disponibili di cui
all’articolo 3, l’ammontare dell’aiuto concedibile a ciascun Soggetto beneficiario.
3. In caso di esito positivo dell’istruttoria, il Soggetto gestore registra l’importo dell’aiuto individuale
concesso a ciascun Soggetto beneficiario nel Registro nazionale aiuti e comunica al Soggetto
beneficiario il riconoscimento dell’aiuto e l’importo effettivamente spettante.
4. Il Soggetto gestore trasmette contestualmente al Ministero e alle Regioni e Province autonome
l’elenco dei Soggetti beneficiari con l’indicazione, del contratto di filiera, della superficie coltivata
a mais, e proteine vegetali, o del numero di capi IGP e non IGP macellati, delle azioni di
destagionalizzazione e innovazione di prodotto, dei litri di latte di cui al comma 4 dell’articolo 4 e
dell’importo dell’aiuto concesso.
5. Nel caso di insussistenza delle condizioni previste per la concessione dell’aiuto, il Soggetto gestore
provvede a comunicare al Soggetto beneficiario i motivi ostativi all’accoglimento della domanda ai
sensi dell’articolo 10-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni.
6. In considerazione delle disposizioni normative e attuative emanate per il contenimento e la gestione
dell’emergenza epidemiologica da COVID 19 ed al fine di garantire la rapida erogazione dell’aiuto,
il Soggetto gestore è autorizzato ad eseguire un pagamento in acconto pari al settanta percento del
contributo spettante ai sensi del precedente comma 2, e ad eseguire gli ulteriori adempimenti previsti
dal presente articolo al momento del pagamento del saldo.
7. Il Soggetto gestore eroga l’aiuto ai Soggetti beneficiari in una o più soluzioni sulla base delle risorse
disponibili per ciascuna delle annualità.
Articolo 7
(Cumulo)
1. Il Soggetto gestore concede nuovi aiuti «de minimis» di cui al presente decreto al Soggetto beneficiario
dopo aver accertato che essi non determinino il superamento del massimale degli aiuti «de minimis».
Articolo 8
(Esenzione dalla notifica)
1. Gli aiuti concessi in conformità al presente decreto sono esenti dall’obbligo di notifica di cui all’articolo
108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ai sensi dell’articolo 3 del Regolamento
(UE) n. 1408/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013, così come modificato dal regolamento (UE) n.
316/2019.
 2. Gli aiuti concessi in conformità al comma 2 dell’articolo 7 del presente decreto sono esenti dall’obbligo
di notifica di cui all’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ai
sensi dell’articolo 3 del Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013.
Il presente decreto è sottoposto ai controlli degli Organi competenti ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
Roma,
f.to Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali
Teresa Bellanova

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AMI: chi siamo

AMI, Associazione Italiana Maiscoltori, è nata alla fine degli anni settanta per iniziativa di un gruppo di agricoltori soci di Confagricoltura, con lo scopo di tutelare e rappresentare gli interessi  della maiscoltura nazionale. A livello europeo AMI  aderisce alla CEPM, la Confederazione Europea dei Produttori di Mais. Questo collegamento le permette di svolgere a Bruxelles un’importante azione di lobby a difesa del comparto maidicolo. Tra le principali attività di AMI si segnalano: la revisione della Pac, l’instaurazione di rapporti  con gli Enti di ricerca, l’azione volta al miglioramento delle condizioni di mercato, un’azione tecnica ed economica a sostegno dell’attività delle organizzazioni professionali agricole, la creazione di nuovi strumenti  per favorire la divulgazione della propria attività, lo sviluppo di filiere e sbocchi alternativi , nonché la diffusione di una coltura positiva nei confronti dei consumatori e della società.

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COMUNICATO SU INTERVENTO MIPAAF A SOSTEGNO DEL MAIS

L’Associazione Italiana Maiscoltori saluta con grande soddisfazione l’intervento economico del Mipaaf  a sostegno dei maiscoltori. Il decreto con il quale vengono stanziati undici milioni di euro per il mais coltivato in ambito dei contratti di filiera va ad irrobustire le iniziative portate avanti in questi anni dai maiscoltori e dalle altre componenti della filiera. Così all’accordo quadro appena siglato ed al tavolo tecnico del mais costituito dallo stesso Mipaaf si aggiunge anche la componente economica che avevamo chiesto. “Per questo intervento, afferma Cesare Soldi, presidente di Ami, ringrazio la Ministra Teresa Bellanova ed il Sottosegretario Giuseppe  L’Abbate”. Il decreto competitività delle filiere estende il modello contratti di filiera del grano duro anche al mais con un contributo pari a 100 euro per ettaro coltivato nell’ambito di contratti di filiera di durata almeno triennale, nel limite di 50 ettari a beneficiario. Lo stanziamento previsto per il biennio 2020-2021 ammonta a 11 milioni di euro complessivi. “Così, prosegue Soldi, sommando gli sforzi rispetto a quanto riconosciuto oggi dal mercato, anche grazie all’accordo quadro appena raggiunto,  si può stimare un incremento di  circa 16/18 euro/t o 23-25 euro/t (a seconda dell’opzione concordata) di reddito per l’agricoltore. Un buon passo per iniziare a salvare il mais nazionale, in crisi da anni. Salvare il mais italiano non significa solo assicurare lo sviluppo delle filiere delle nostre produzioni di eccellenza (formaggi e salumi D.O.) ma anche lo sviluppo sostenibile economico, sociale ed ambientale del nostro territorio. L’accordo di filiera e l’impegno del Mippaf significa anche che  il dialogo aperto con tutti i portatori di interessi può portare solo buoni frutti”.

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Fondo

AMI sul web

Brando Bonacini

Oggi è indispensabile essere sul web per farsi conoscere, per fare conoscere le proprie iniziative, per dialogare con i propri associati, per raggiungere il maggior numero possibile di utenti e anche per raccogliere opinioni.

Il mais ha bisogno di essere conosciuto di più e meglio, non solo per le questioni tecniche, sindacali ed economiche che rigurdano gli agricoltori, ma anche da parte dei cittadini. Si tratta di una coltivazione universale dai molteplici usi.

La società deve essere grata al mais ed ai suoi utilizzi: dalla produzione del cibo alla conservazione dell’ambiente.

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Il commento

MAIS: SOLDI (AMI), BENE INTERVENTO
MIPAAF A SOSTEGNO MAISCOLTORI
 
2916 – roma (agra press) – l’associazione italiana maiscoltori-ami “saluta con grande soddisfazione l’intervento economico del mipaaf a sostegno dei maiscoltori”. “il decreto con il quale vengono stanziati undici milioni di euro per il mais coltivato in ambito dei contratti di filiera va ad irrobustire le iniziative portate avanti in questi anni dai maiscoltori e dalle altre componenti della filiera”, afferma l’ami, nel sottolineare che “cosi’ all’accordo quadro appena siglato ed al tavolo tecnico del mais costituito dallo stesso mipaaf si aggiunge anche la componente economica che avevamo chiesto”. “per questo intervento ringrazio la ministra teresa BELLANOVA ed il sottosegretario giuseppe L’ABBATE”, afferma cesare SOLDI, presidente di ami. “il decreto competitivita’ delle filiere estende il modello contratti di filiera del grano duro anche al mais con un contributo pari a 100 euro per ettaro coltivato nell’ambito di contratti di filiera di durata almeno triennale, nel limite di 50 ettari a beneficiario”, spiega l’ami, nel precisare che “lo stanziamento previsto per il biennio 2020-2021 ammonta a 11 milioni di euro complessivi”. “cosi’, sommando gli sforzi rispetto a quanto riconosciuto oggi dal mercato, anche grazie all’accordo quadro appena raggiunto, si puo’ stimare un incremento di circa 16/18 euro/t o 23-25 euro/t (a seconda dell’opzione concordata) di reddito per l’agricoltore”, prosegue SOLDI, che afferma: “un buon passo per iniziare a salvare il mais nazionale, in crisi da anni”. “salvare il mais italiano non significa solo assicurare lo sviluppo delle filiere delle nostre produzioni di eccellenza (formaggi e salumi d.o.) ma anche lo sviluppo sostenibile economico, sociale ed ambientale del nostro territorio”, evidenzia SOLDI, nel concludere che “l’accordo di filiera e l’impegno del mippaf significa anche che il dialogo aperto con tutti i portatori di interessi puo’ portare solo buoni frutti”. 01:04:20/11:15

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Accordo di filiera per il mais

AMI – ARTICOLO ACCORDO QUADROMAIS

Soldi: Rendere maggiormente competitiva la coltivazione del mais nazionale che alimenta la produzione delle maggiori Dop nazionali. Piano triennale per aumentare la messa a coltura del mais, premi alla produzione. Piano al via già da questa campagna. 11 milioni di euro stanziati dal Mipaaf per il mais coltivato in filiera.

Al tempo del covid-19 il settore maidicolo non si ferma, guarda avanti e rilancia. Nasce così un accordo quadro di filiera per l’incremento della produzione di granella di mais nazionale.

Dieci enti e organizzazioni industriali, economiche, sindacali, di tutela, promozione e servizio  in rappresentanza dei diversi anelli della filiera maidicola, che partono dagli agricoltori e arrivano fino ai Consorzi di tutela delle principali Dop italiane siglano l’accordo quadro triennale per il mais da granella di filiera italiana certificata.

Obiettivo: favorire la stipula di contratti di filiera per il mais nazionale destinato all’alimentazione animale attraverso un riconoscimento economico e cercare di colmare così  il gap tra domanda e offerta che si è venuto a creare negli ultimi dieci anni , accompagnato da un massiccio ricorso all’importazione. All’accordo di filiera si aggiunge la bella notizia che il lavoro svolto per portare all’attenzione del Ministero i problemi dei maiscoltori già discussi nell’ambito del tavolo tecnico costituito dal Mipaaf hanno portato anche una discreta dotazione finanziaria di 11 milioni di euro per il mais coltivato in filiera.

Cesare Soldi, presidente dell’Associazione Maiscoltori Italiani, parte attiva nella sua realizzazione,  commenta così l’accordo: “Non possiamo negare che stiamo vivendo un momento difficile. Stiamo affrontando un’emergenza nell’emergenza: difficoltà nella manodopera, difficoltà nei servizi a supporto della nostra attività. Oggi più che mai, però, non possiamo permettere di rendere vani gli sforzi compiuti fino ad ora. Dobbiamo porre l’accento sulla qualità, sanità e sulle premialità per l’agricoltore, per esempio, valutando la provenienza territoriale e la produzione sostenibile della granella.

Per la prima volta, rispetto a quanto riconosciuto in media oggi dal mercato per il mais italiano, vengono messi in gioco circa 13-15€ alla tonnellata in più, che scendono a circa 6-8€ con l’opzione meno favorevole. Stiamo vivendo un passaggio importante. Tale ordine di premialità assegna di fatto una nuova e peculiare identità al mais nazionale rispetto a quello estero, riconoscendone la valenza in termini di qualità, standard di produzione e legame con il territorio. È arrivato il tempo di dare il giusto valore alla fonte del nostro cibo”.

L’accordo vuole valorizzare concretamente il prodotto italiano che si differenzia per tecniche produttive e caratteristiche qualitative mettendo in risalto il concetto di materia prima fondamentale per la produzione delle eccellenze agroalimentari di qualità italiane (DOP,IGP,…) attraverso la sottoscrizione di contratti di filiera.

“E’ proprio così, sottolinea Soldi, abbiamo voluto definire una base essenziale per realizzare la ricetta utile al rilancio della maiscoltura nazionale sancita di recente anche dal Ministero delle Politiche agricole con l’approvazione del nuovo piano maidicolo che ora è stato corredato anche da cento euro l’ettaro. Sono state azioni impegnative, in cui noi produttori siamo stati direttamente coinvolti. Riteniamo adesso che con questi due strumenti si possano porre le basi per il rilancio della maiscoltura nazionale”.

Il decreto competitività delle filiere appena approvato estende il modello contratti di filiera del grano anche al mais con un contributo pari a 100 euro per ettaro coltivato nell’ambito di contratti di filiera di durata almeno triennale, nel limite di 50 ettari a beneficiario. Lo stanziamento previsto per il biennio 2020-2021 ammonta a 11 milioni di euro complessivi.

“Era stata una nostra richiesta, commenta Soldi, di arricchire con una dotazione finanziaria il Piano maidicolo. Così, facendo due rapidi conti, sommando gli sforzi rispetto a quanto riconosciuto oggi dal mercato si può stimare in circa 16/18 euro/t o 23-25 euro/t (a seconda dell’opzione concordata) in più l’aumento di reddito per l’agricoltore. Un buon passo per salvare il mais nazionale, in crisi da anni. Salvare il mais italiano non significa solo assicurare lo sviluppo delle filiere delle nostre produzioni di eccellenza (formaggi e salumi D.O.) ma anche lo sviluppo sostenibile economico, sociale ed ambientale del nostro territorio”.

E tutto ciò mentre si sta lavorando anche su altri fronti: quello genetico con l’affermazione delle nuove tecnologie di laboratorio e la riforma della prossima Pac che potrebbero contribuire ad una riaffermazione della coltivazione maidicola in Italia.

“Esattamente, prosegue Soldi, sono altri due ingredienti che potrebbero contribuire in modo determinate a risollevare la coltura del mais e con quella anche il reddito degli agricoltori che vi si dedicano e dell’agro industria ad essa collegata. E’ tempo ( Covid – 19 insegna)  che venga rivalutato il ruolo della ricerca, soprattutto nell’ambito delle nuove tecniche di miglioramento genetico (New Breeding Techniques). Così come la necessità di un settore primario forte, anche qui Covid – 19 insegna,  cosa che può avvenire alla rivisitazione della Pac con il ritorno al pagamento accoppiato alla coltivazione delle colture strategiche, come il mais. Ciascun ingrediente, nessun escluso, sarà necessario per completare la ricetta.Servono risorse certe per realizzare ogni passaggio, nessuna esclusa. È il tempo dell’agire con fermezza e concretamente per sostenerci”.